Marino Petronio

Marino Petronio

dal "Notiziario Torrefattori" - Aprile 2016

Intervista al neo-eletto presidente, Marino Petronio

La sua visione del mercato, del GITC e delle priorità nel segno della continuità

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L'Assemblea del 19 febbraio l'ha eletto nuovo presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, un'investitura che diverrà effettiva a partire dal prossimo settembre. Un primo confronto con Marino Petronio, titolare della triestina Caffè San Giusto.

 

Una vita nel mondo del caffè: cosa l'appassiona di questo universo?

La torrefazione è stata fondata da mio padre Libero, alla fine degli anni '40. Un periodo, quello dell’immediato dopoguerra, in cui sorgevano in tutto il Triveneto molte attività simili.
Quella per il caffè è una passione che mi ha coinvolto fin da giovanissimo e pensandoci ora, quasi senza accorgermene, sono vicino ai 50 anni di attività nel settore. E’ un mondo vasto ed estremamente affascinante, con un’ampia gamma di possibilità, sia nella fase dell’acquisto della materia prima che nelle fasi di lavorazione.
A ciò si è aggiunta recentemente la soddisfazione di avere al mio fianco mio figlio Massimo, che ha espresso il desiderio di proseguire l’attività.

Quale la filosofia della sua torrefazione, caffè san giusto?

La nostra è una realtà che era nata con una forte impronta locale, indirizzata soprattutto alla fornitura dei bar di Trieste. Negli ultimi 15 anni ci siamo affacciati con sempre maggior interesse al mondo dell’esportazione. Nonostante questa apertura all’estero, abbiamo mantenuto la vocazione di piccola torrefazione, caratterizzata dalla cura artigianale nella ricerca della qualità. Abbiamo cercato sempre di assecondare le richieste dei nostri clienti, senza voler mai imporre qualità e miscele, ma aiutandoli a trovare il caffè che esprima i loro desideri di gusto. Anche in Paesi dove storicamente non è ancora sviluppata la cultura del caffè di qualità, il nostro obiettivo è stato ed è tuttora quello di condurre gradualmente il cliente alla scoperta di miscele pregiate.

 

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Ci racconti la sua storia con il GTTC, ora GITC: quando decise di associarsi e diventarne membro particolarmente attivo, entrando nel Consiglio Direttivo?

Il mio ingresso all’interno del Gruppo Torrefattori risale negli anni ‘70, epoca particolarmente intensa da un punto normativo, caratterizzata dall’introduzione di tutta una serie di nuove leggi. Cresceva dunque nel settore, la necessità di adattarsi a nuove esigenze contabili e fiscali. Negli anni ho cercato di dare sempre il mio contributo in tutti gli aspetti che riguardavano la vita associativa. Ho un legame speciale ed unico con la realtà del Gruppo, da sempre presente nella mia vita di torrefattore.

Perchè è importante per una torrefazione far parte di un sodalizio come il GITC?

Innanzitutto è una realtà solida e con una lunga e prestigiosa storia associativa. Un marchio importante, un orgoglio per i soci che ne fanno parte. Grazie all’incessante attività della nostra segreteria, il Gruppo è uno strumento molto utile che fornisce ai soci un servizio di assistenza costante per far fronte alle situazioni che ogni giorno possiamo incontrare nello svolgimento della nostra attività.
Lo ritengo inoltre fondamentale per creare occasioni di incontro tra gli operatori al fine di condividere le problematiche, scambiare pareri e trovare assieme le soluzioni più adatte alle esigenze di tutti.

 

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Quali reputa siano i pregi di questa associazione?

Il nostro indispensabile segretario, lo stimato sig. Antonio Franciosa, che si attiva quotidianamente per dare risposta ai numerosi quesiti che gli arrivano da ogni parte d’Italia.
Il fiore all’occhiello inoltre è il Notiziario Torrefattori, uno strumento perfetto, caratterizzato dal giusto equilibrio di modernità e tradizione, notizie pratiche e piacevoli curiosità su questo mondo che tanto amiamo. Di questo la ringrazio, in qualità di direttore responsabile per il suo lavoro accurato e puntuale.

Cosa ha apprezzato in particolar modo dell'operato del suo predecessore, il conte Caballini?

Cosa si può dire sul nostro presidente onorario… Qualsiasi descrizione non gli renderebbe sufficiente merito per ciò che ha fatto in questi anni per il Gruppo. Nutro nei suoi confronti una stima profonda e sincera. E’ soprattutto grazie al suo lavoro, ambizioso e strutturato, che il Gruppo gode di un’immagine forte e guarda al futuro con ottimismo e sicurezza. Ne sono esempi la recente trasformazione del nostro sodalizio in “Gruppo Italiano” e la costituzione del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale per il suo riconoscimento come patrimonio UNESCO.
E’ stato proprio il conte Caballini ad incoraggiarmi ad accettare questo incarico di presidente, assicurandomi il suo indispensabile appoggio.

 

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A settembre, diviene effettiva la sua investitura a presidente: come si approccia a questo nuovo incarico?

E’ un incarico di cui sono molto orgoglioso e ringrazio di cuore i soci per la fiducia che hanno voluto attestarmi. Chi mi conosce sa che non ho mai amato le luci dei riflettori ed ho sempre dato il mio contributo attivo con umiltà e discrezione. Se i soci hanno ritenuto opportuno affidarmi questo incarico, ciò rappresenta per me un grande onore. Il mio già forte legame con il Gruppo, sarà ancora più intenso ed importante.

Ha già obiettivi o priorità?

Soprattutto la continuità. Il lavoro svolto in questi anni è estremamente valido e la direzione è quella giusta. In un momento così delicato per l’associazionismo italiano del settore caffè, dove assistiamo alla nascita, alla scomparsa ed al rinnovamento di alcune realtà, sono convinto che il Gruppo saprà mantenere l’identità che da sempre lo contraddistingue, cioè quella di punto di riferimento per i torrefattori. Un’attività da condurre sempre in forte sinergia con quello che definisco il braccio operativo del Gruppo, ovvero il Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie.
Uno degli obiettivi è il restyling del sito internet, al fine di trasformarlo in uno strumento efficace e moderno, sia di promozione che di informazione.

Il mercato del caffè oggi: di cosa ci sarebbe bisogno per migliorarlo/Un augurio alle piccole e medie torrefazioni italiane

I piccoli torrefattori devono puntare sulla qualità della propria offerta, sia nei prodotti che nei servizi. Il futuro del mercato del caffè ruota attorno alla qualità. E’ fondamentale che il barista sia in grado di offrire al consumatore una tazzina preparata con cura ed abilità, che sia la perfetta espressione dell’impegno e della passione che noi torrefattori riponiamo ogni giorno nel nostro lavoro. Il consumatore soddisfatto genera maggiori consumi, e di conseguenza il successo di tutti gli anelli della filiera del caffè.

 

Intervista a cura di Susanna de Mottoni - direttore responsabile Notiziario Torrefattori

 

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